Top 10 del Decennio 2010-2019

Con il finire del 2019 e la conseguente fine del decennio, è giusto voltarsi indietro e tirare delle somme sul mondo dei videogiochi, stabilendo così quali siano stati i picchi qualitativi registrati in questa decade 2010-2019, così come stanno facendo un po’ tutti gli youtuber e\o i vari siti specializzati.
Tuttavia, guardando le varie liste di videogiochi proposte, tutte hanno in comune la maggioranza dei titoli elencati, come se fossero tutte più o meno rielaborate da un’unica mente.       
Nel mio personale decalogo ho quindi deciso di inserire quei titoli che hanno significato qualcosa per me, uscendo dalla banalità e dai luoghi comuni, perché credo che sia maggiormente interessante vedere e leggere pareri nuovi, idee diverse piuttosto che gli stessi titoli politicamente riproposti da tutti.    
Un’altra precisazione prima di iniziare: ho notato che tutti i siti specializzati e\o blogger\youtuber di cui sopra, prima di iniziare le loro varie top ripetono quasi ossessivamente che si tratta di top personalissime, che i giochi esclusi siano comunque dei capolavori, che eventualmente il problema è il loro e non del gioco, come a giustificarsi verso il pubblico per paura evidentemente di perdere dei consensi e\o visualizzazioni ai loro video.
Mi sembra più che ovvio che le varie top\liste\vattelapesca proposte tramite qualsivoglia canale siano a titolo personale (dato che la critica videoludica non esiste, ma questa è un’altra storia) e trovo assolutamente patetico questo continuo giustificarsi se un gioco è stato escluso o se ne è parlato male, nonché questo mantra ossessivo del “è personalissima è personalissima”; è chiaro che è personale ma esponiamole le idee e i pareri senza aver paura di perdere visualizzazioni.
Detto questo possiamo partire con questo fantastico decalogo, ecco i 10 migliori titoli del decennio 2010-2019 secondo Kazama84 per il Bar Sagat.

10. Fallout 4

Bethesda sale nuovamente in cattedra per riproporci un nuovo capitolo della famosa saga postnucleare che, seppur inferiore a livello di scrittura delle quest rispetto a Fallout 3 e New Vegas, migliora praticamente tutto del gameplay dei succitati giochi, rendendoli anacronistici. Il gunplay è più che buono per un rpg, il craft delle armi è molto interessante, lo snellimento di alcuni dettagli dell’avventura è graditissimo, così come il sistema di creazione e gestione degli insediamenti, in aggiunta all’unicità dei mondi che solo Bethesda sa creare, pieni di lore, pieni di dettagli all’apparenza inutili ai fini del gioco principale ma che arricchiscono all’inverosimile tutto l’impianto. Avesse avuto un maggior numero di quest di livello e una minore deriva fetch avrebbe potuto essere ancora più in alto in classifica.

9. Metal Gear Rising Revengeance

Ho deciso di inserire Metal Gear Rising Revengeance come miglior action del decennio per via del fatto che il lavoro di Platinumgames è stato sensazionale. Dopo aver ideato delle buone fondamenta, Kojima Productions non è più stato in grado di svilupparle, portando così Kojima a contattare i Platinum prima di cancellare tutto. Mai idea fu così azzeccata, dato che hanno ripreso la buona base, sviluppandogli un combat system come solo loro sono in grado di fare e farcendolo di momenti trash discretamente esaltanti. Il cs, forse all’inizio un po’ difficile da metabolizzare, alla prova dei fatti risulta assolutamente sensazionale, basato completamente sull’attacco e sulle “posizioni attive” che hanno portato a rinunciare ad una parata, appunto “passiva”, e ad introdurre un parry invece “attivo” che permette di attaccare e dominare gli avversari senza fermarsi un attimo. Superlativo.

8. Wolfenstein The New Order

Ancora Bethesda in questa top (e ci sarà altre volte più sù) che ci ha proposto tramite i Machinegames questo nuovo ciclo di Wolfenstein, che fa del gunplay veloce, frenetico e preciso il suo punto di forza. Difficilmente un FPS è così curato e così “leggero”, caratteristiche gli sono valse la presenza in questa top. Anche dal punto di vista narrativo è curatissimo e la reinterpretazione del mondo sotto il giogo del regime nazista vincitore della WWII riesce a metterci la giusta angoscia. Inoltre la caratterizzazione del nostro protagonista William B.J. Blazkowicz è riuscitissima, ci coinvolge facendo “sentire” i suoi pensieri e rendendo il giocatore partecipe dei suoi dubbi e delle sue paure.

7. Grand Theft Auto V

Quando si parla di Rockstar Games non si può che pensare al suo franchise principe, quel Grand Theft Auto che fa tanto parlare di sé ogni qualvolta un nuovo capitolo di affaccia sul mercato. Nel caso del quinto capitolo, siamo davanti ad un vero e proprio capolavoro. Con GTA V, Rockstar Games ha veramente superato diversi limiti regalandoci sia la consueta “crime story” politicamente scorretta e ironica verso la società, ora narrata tramite tre personaggi giocabili e liberamente switchabili, sia plasmando un mondo veramente vivo in cui immergersi come mai era stato possibile, inserendo un quantitativo di dettagli che, per elencarli tutti, servirebbe un’enciclopedia. Inoltre è probabilmente il gioco in assoluto migliore tecnicamente nella gen X360\Ps3 ed è uno dei migliori nella gen successiva One\Ps4, oltre ad essere uno dei giochi più belli e meglio ottimizzati su PC: un successo incredibile che lo ha portato a vendere ben oltre le 100 milioni di copie.

6. Super Mario Galaxy 2

In una top che racchiude quello che di meglio ha offerto il decennio appena trascorso non può che esserci anche il nostro (ex) idraulico. In questo caso ho deciso di escludere il pur sempre valido (ma secondo me non abbastanza) Super Mario Odyssey, oltre che quel capolavoro che è Super Mario 3d World e di inserire il seguito di quello che è probabilmente il miglior Super Mario di sempre. Super Mario Galaxy 2 è senza dubbio un capolavoro di quelli che solo Nintendo (quando vuole) sa fare: riprende le idee superlative portate dal suo predecessore ampliandole sotto diversi aspetti e le inserisce in un contesto forse più “lineare” ma sicuramente più metodico.

5. Mass Effect 3

Con Mass Effect ho deciso di andare controcorrente inserendo il terzo capitolo ed escludendo il secondo. I motivi di questa scelta, probabilmente impopolare, sono comunque molto semplici. In primis vorrei precisare che la trilogia di Mass Effect è un’esperienza grandiosa che andrebbe considerata come un unico grande gioco; tuttavia, dovendo scegliere tra i due usciti in questo decennio, ho deciso di inserire quello più “potente”, dove c’è veramente una scala del grande, un’atmosfera di disperazione, perché quello che si paventava nei precedenti capitoli è arrivato: i Razziatori hanno invaso la galassia e si preparano a sterminare tutte le forme di vita organiche. In questo contesto tutta la serie di eventi di cui sono state gettate le basi in Mass Effect 1 e in Mass Effect 2 (dlc compresi), raggiungeranno il loro culmine, introducendo diversi temi interessanti: cercare la pace, superare le divergenze tra le specie, che hanno sempre squarciato i rapporti politici e sociali nella comunità galattica, al fine di unirsi contro il nemico comune. Ed è in questo frangente che il gioco compie la scelta che secondo me lo consacra (seppur con una teoria non ufficiale ma anzi smentita poi, dall’extended cut, che però viene semplicemente dopo e che a mio avviso viene data in pasto ai fan per chiuderla lì e bona) e cioè quella di farci subire l’indottrinamento dei Razziatori. Anche il gameplay è sensibilmente migliorato, proponendoci delle battaglie campali, in cui la scala del grande di cui sopra si fa sentire più che mai; E’ inoltre presente il sottovalutatissimo sistema di combo, già presente in Mass Effect 2, qui ampliato moltissimo che permette al giocatore di creare delle vere e proprie tattiche avanzate di battaglia, grazie alla combinazione di poteri di combattimento\biotici\tecnologici.

4. Bioshock Infinite

bioshock infinite

Ad un passo dal podio ho scelto di inserire l’ultimo grande lavoro di Ken Levine, quel Bioshock Infinite dallo sviluppo lungo e travagliato, che però ci ha regalato uno dei titoli migliori non solo di questo decennio, ma forse di sempre. Narrativamente superlativo, il gioco è in grado di regalarci grandissimi momenti in un contesto oppressivo, in cui schiavitù e razzismo la fanno da padrone, dove gli eventi prendono una piega “quantistica” con una parte finale in grado di lasciare di stucco. Contrariamente a quanto viene detto in giro, il gunplay di Bioshock Infinite è assolutamente solido, di molto superiore a quello del primo capitolo; propone un gameplay molto dinamico e piuttosto frenetico in cui la possibilità di combinare gli effetti delle armi da fuoco con i”Vigor” (poteri simili ai plasmidi dei precedenti capitoli) genera numerose combo dagli effetti assolutamente soddisfacenti. Insomma un titolo che possiede una narrazione di altissimo livello unita ad un gameplay notevole, un gioco da cui certi pseudoguru dell’industria in preda a deliri di onnipotenza dovrebbero prendere appunti.

3. Doom

Nel 2016 abbiamo assistito al grande ritorno di una leggenda, DooM; è stato un ritorno in grande stile con un capitolo che non si è voluto allineare agli sparatutto moderni con le loro meccaniche ormai scontate, ma che si è saputo rinnovare e porsi in un’ottica nuova pur mantenendo lo spirito e il gameplay tipico dei primi due capitoli. Se Doom 3 proponeva lo stesso spirito ma calato in un contesto che cercava di riprendere più la parte horror, Doom 2016 ne riprende invece la parte più brutale, proponendo delle meccaniche molto interessanti basate sull’aggressione e sulla devastazione dei demoni, piuttosto che sulla riflessione. Questo, unito ad un ottimo design delle mappe, che anch’esse ricalcano quelle anni ’90, ne fanno uno degli FPS migliori di sempre.

2. The Elder Scrolls V Skyrim

Riproposto ormai in tutte le piattaforme esistenti, Skyrim rappresenta uno dei punti più alti raggiunti dagli open world, in grado di proporre un mondo estremamente denso e vivo, ricco di dettagli, di lore e di vita. Il grado di immersione che riesce a raggiungere non ha assolutamente eguali come l’atmosfera che riesce a creare, con quei paesaggi innevati, con la colonna sonora di Jeremy Soule assolutamente straordinaria, che ci accompagna lungo i nostri viaggi, in una giornata col cielo limpido, oppure in una calma serata con l’aurora boreale o sotto una tempesta di neve. Tutto questo in un impianto ruolistico ormai collaudato, che ha svecchiato e snellito alcune meccaniche e ha reso il tutto più scorrevole. Non sono mancate le polemiche per il quantitativo di bug presenti, che purtroppo accompagnano gli Elder Scrolls (e i Fallout), ma se nonostante questo gli si vuole bene ugualmente, figuriamoci allora che razza di capolavoro è Skyrim.

1. The Evil Within

Eccoci finalmente giunti al primo, a quello che secondo me è il gioco del decennio appena trascorso (ma fosse stato l’ultimo ventennio, probabilmente sarebbe finito ugualmente in prima posizione). Che dire di questo grandissimo horror del Maestro Mikami: come ho già avuto modo di esporre in un altro articolo qui nel bar, The Evil Within è assolutamente perfetto nelle sue meccaniche, un orologio svizzero che funziona in maniera spaventosamente precisa, nessuna incertezza nei suoi ingranaggi. Mikami ha sapientemente plasmato un survival horror vero, in cui bisogna saper gestire le proprie risorse e che, soprattutto, non bara mai; nonostante sia stato accusato di essere eccessivamente difficile, in realtà chiede solo di essere appreso in pieno; partendo dalle difficoltà più basse il gioco ci forgia pian piano, in un crescendo che ci porterà ad affrontare lo spauracchio della terribile difficoltà Akumu (un danno qualsiasi ci porta al game over) mostrandoci  come non sia poi così terribile. Ed è proprio nella difficoltà Akumu che The Evil Within ci mostra la sua perfezione, dove ci rendiamo conto che qualsiasi situazione, anche quella che all’apparenza può sembrare disastrosa, può essere risolta brillantemente avendo piena coscienza delle meccaniche. Un’opera omnia che paga una realizzazione tecnica un po’ claudicante su console, oltre che lo scarso richiamo che hanno produzioni di questo genere. “Purtroppo” il director era Shinji Mikami e non Kojima, altrimenti sarebbe stato eletto gioco dell’anno per diverse testate.