Top 5 Resident Evil

 

Con l’uscita di Resident Evil 7, che ha riportato in auge l’argomento Resident Evil e le discussioni attorno ad esso, ho sentito il bisogno di rivivere la storia di questa gloriosa (una volta) saga creata da menti talentuose ormai andate via e, checchè se ne dica, fanno pesare moltissimo la loro assenza a questa Capcom. Ho deciso quindi di stilare una top 5 della serie: una top 5 forse atipica e, per certi versi, provocatoria.

 

5) Resident Evil 5

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Inizio subito a gamba tesa la top 5 inserendovi uno dei RE più controversi e probabilmente meno amati tra tutti, per dei motivi che ritengo comunque discutibili. Resident Evil 5 è il primo capitolo di RE creato dopo l’abbandono del Maestro Mikami e degli altri talentuosi elementi che hanno fatto grande Capcom e di cui abbiamo parlato nell’introduzione e, come era lecito attendersi da coloro che sono rimasti e si sono occupati di questo capitolo, non ci si è discostati molto da un gameplay di successo com’è stato quello del precedente Resident Evil 4. In verità Re5, pur mantenendo più o meno lo stesso feeling pad alla mano, espande la filosofia di Re4 e aumenta il senso di frenesia e di azione aggiungendo al mix la possibilità di appoggiarsi ai muri per evitare il fuoco nemico e introduce uno schema comandi che adesso contempla lo strafe e dispone di opzioni per avere dei controlli più simili a quelli di uno shooter dell’epoca, fermo restando che è comunque possibile utilizzare un sistema di controllo classico che ugualmente beneficia delle nuove opportunità. Re5 vede il ritorno di Chris Redfield come protagonista principale, accompagnato stavolta da un nuovo partner, Sheva Alomar, in un’avventura che pone una conclusione al filone principale di RE iniziato nel 96 dal primo capitolo. E’ proprio questa nuovo partner che introduce la caratteristica più importante che probabilmente mina un po’ il gioco innescando una reazione a catena che proveremo ad analizzare adesso: la modalità cooperativa. Infatti Sheva ci seguirà per tutta l’avventura, sia essa guidata dalla CPU se giocheremo da soli o da un giocatore umano nel caso di partite multiplayer. Questo ha portato ad effettuare delle scelte nel cuore della struttura del gioco, alcune positive, altre negative. Infatti, proprio per via di un’idea di cooperativa “seamless” in cui c’è la possibilità di entrare e uscire dalle partite senza soluzione di continuità, la divisione dei capitoli è molto più netta di quanto avveniva in Re4 e lo scorrere degli stessi diviene molto più meccanico, conducendo molto spesso ad un bossfight. Il gioco nella sua globalità quindi diventa quasi un arcade da sala giochi, il che non è necessariamente un male, anzi. Se tutto questo non può essere considerato negativo, di contro questa scelta di incentrare il gioco nel coop ha sacrificato il gioco in singolo in quanto Sheva soffre di una delle peggiori I.A. della storia: dovremo quindi prenderci cura di un bot ignorante oltre che di noi stessi in quanto alla sua morte corrisponde un game over. Sempre al coop è imputabile il secondo grande difetto di Re5, l’impossibilità di iniziare una nuova partita da zero; proprio perché l’accesso in altre partite comporta il portarsi dietro ogni oggetto raccolto in qualsiasi momento, non ci è permesso fare una nuova partita completamente da 0, a meno di non creare un altro profilo nella console. Nonostante questo il gioco resta comunque molto godibile, il feeling pad alla mano è molto bello, i nemici sono ben studiati (i Majini comunque sono chiaramente figli dei Ganados di Re4) con delle ambientazioni veramente belle e ben strutturate e dei risvolti di trama ben inseriti nel continuum di Re e per questo, nonostante quei due grossi difetti, ho deciso di metterlo in 5° posizione, non curante delle numerose critiche ricevute dalla community.

 

 

4) Resident Evil 2

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Resident Evil 2 ha una storia molto particolare dietro, infatti sarebbe dovuto uscire molto prima e sarebbe dovuto essere un po’ diverso, vista anche la demo inclusa nella versione Director’s Cut del primo capitolo. L’onere di dare un seguito al grandissimo successo Capcom ricadde su un allora giovanissimo Hideki Kamiya, noto game designer che più in là porterà alla ribalta il genere action; Shinji Mikami, diventato producer, lasciò fare Kamiya che però, come in seguito spiegato dallo stesso, non stava facendo bene e si sentiva sotto pressione per questo. Mikami, nella sua mission di aiutare giovani talenti ad emergere, non prese provvedimenti particolari se non quello di incoraggiarlo a procedere come meglio credeva e dunque si ricominciò nello sviluppo che portò finalmente il gioco negli scaffali. Re 2, pur mantenendo una struttura figlia del precedente capitolo, faceva comunque intravedere i gusti personali di Kamiya (che più in là prenderanno maggiormente forma in Devil May Cry) con un sapore un po’ action, non inteso come ritmi più frenetici, ma nel feeling pad alla mano mentre ci districhiamo negli ambienti e non a caso, è stato inserito un sistema di punteggio delle nostre prestazioni alla fine della partita. L’avventura vede due protagonisti principali, Leon S. Kennedy e Claire Redfield, ma al contrario del primo RE si è voluto dare maggiore caratterizzazione alle run dei due pupazzi dedicando addirittura un disco intero a ognuno di loro; in più, una volta finita l’avventura principale con un pupazzo (chiamata scenario A) è possibile ricominciare la partita con l’altro (chiamata scenario B), cosa che ci permette di seguire gli avvenimenti che accadevano all’altro pupazzo durante lo scenario A. Tutte queste caratteristiche particolari hanno fatto sì che Resident Evil 2 diventasse uno dei capitoli più belli e più vari della saga di RE e uno dei migliori giochi in generale. Purtroppo ne è stato già confermato un remake da parte di Capcom che molto probabilmente distruggerà il bel ricordo che ho di questo titolo e che per questo mi sento di ricordarlo qui, quasi come fossero delle esequie preventive.
Resident Evil 2 uscì inizialmente per Playstation nel 1998 e fu in seguito convertito per moltissime altre piattaforme; la più famosa di queste conversioni è sicuramente quella per Nintendo 64. La particolarità di questo porting sta nel fatto che un gioco molto grande, che su PSX era addirittura su due dischi, era stato oggetto di un lavoro così meticoloso da riuscire a comprimerlo e farlo stare su una sola cartuccia del N64, media notoriamente molto limitato in quanto a spazio disponibile. Inoltre, nessuno dei filmati in FMV era stato tagliato. Ad operare questa conversione fu un allora sconosciuto team, Angel Studios, che compì un mezzo miracolo; le cose non succedono mai per caso e questi Angel Studios più in là diventeranno Rockstar San Diego e si occuperanno di Red Dead Revolver e Red Dead Redemption, oltre a sviluppare il RAGE Engine alla base di, tra gli altri, un certo Grand Theft Auto V.
P.S: Riguardo alla genesi di Resident Evil 2 e sul rapporto Kamiya-Mikami, su Wikipedia ho letto info contrastanti: io prendo come fonte il Maestro stesso, in uno degli “Iwata Chiede” che è sicuramente più affidabile, a questo indirizzo https://www.nintendo.it/Iwata-Chiede/Iwata-Chiede-The-Wonderful-101-Hideki-Kamiya/The-Wonderful-101-Hideki-Kamiya/4-L-incontro-con-Mikami-san/4-L-incontro-con-Mikami-san-791086.html

 

3) Resident Evil – Code: Veronica

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Nel gradino più basso del podio ho deciso di piazzarci questo Code Veronica, uscito inizialmente su Sega Dreamcast (di cui è poi uscita la versione “enhanced” Resident Evil – Code: Veronica X sullo stesso Dreamcast e  Playstation 2) dal solito Capcom Production Studio 4 questa volta in collaborazione con Nextech. In questo capitolo della saga di Re vediamo protagonista una Claire Redfield molto più “vissuta” che in Re2 e un grande ritorno, quello di suo fratello Chris, in un capitolo che è probabilmente superiore a tutti i Resident Evil dall’impostazione classica, guardando da un punto di vista assolutamente oggettivo (come vedremo in seguito). La struttura è, come già sottolineato, quella classica con controlli “tank” ma questa volta i fondali prerenderizzati lasciano il posto ad un mondo completamente 3d e a camere semi fisse, che in certi momenti evidenziano i movimenti seguendo il pupazzo. E’ senz’altro un capitolo riuscitissimo, che prende tutto quello che di bello ha la saga e lo amplifica al suo massimo, forte anche della sua uscita su Dreamcast che a quel tempo rappresentava la nextgen rispetto alla prima Psx; inoltre, propone avvenimenti realmente interessanti e alimentava la saga con nuovi dettagli perfettamente coerenti con il tutto, dettagli che ampliano la mitologia alla base di RE come ad esempio la famiglia che insieme a Spencer diede origine all’Umbrella, cioè gli Ashford, e presenta degli inquietanti momenti alla Psycho; inoltre, si prende il merito di instaurare il mito dell’Albert Wesker come carismatico grande villan di RE dai poteri straordinari, come poi vedremo ancora meglio nel 5° capitolo; nel finale (spoiler, anche se è uscito 17 anni fa) assistiamo ad un combattimento tra lui e Chris, dove quest’ultimo ha la peggio e viene letteralmente massacrato; riesce a spuntarla per un caso e a fuggire, non prima di aver rimandato il regolamento di conti con Wesker: sarà forse per questa palese inferiorità che Chris ha deciso di diventare il colosso che è in Resident Evil 5? Ad ogni modo, anche questo capitolo ha una piccola storia da raccontare a livello di sviluppo: in realtà quello che noi conosciamo come Resident Evil 3 Nemesis sarebbe dovuto essere uno spin off della saga mentre a questo Resident Evil – Code: Veronica spettava il numero 3 nel titolo; tuttavia, per precedenti accordi con Sony che si era assicurata i capitoli numerati in esclusiva per la prima Playstation, la parte dello spin-off toccò a lui.

 

2) Resident Evil 4

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Al secondo posto, quasi vicino alla vetta, troviamo il quarto capitolo della saga diretto nuovamente da Shinji Mikami in persona. Resident Evil 4 ha destato molto scalpore in virtù del fatto che ha dato la prima vera scossa alla saga principale, riscrivendone i canoni e cambiandone completamente la struttura. Abbandonate completamente le inquadrature fisse in favore di un’inquadratura in terza persona dietro al pupazzo, con un precisissimo sistema di mira “over the shoulder”, il gioco propone delle meccaniche molto diverse e porta la definizione di survival horror ad una diversa concezione; come già sottolineato in un altro articolo, si è sostituita la classica impostazione di survival horror d’atmosfera con un vero e proprio survival in senso stretto. I nemici principali infatti, per la prima volta, non saranno più i classici zombie ma i “Ganados”, delle persone infette da un parassita chiamato “Las Plagas”, che ci inseguiranno e braccheranno in ogni modo insieme ad altre creature. Il protagonista di questo capitolo, Leon S. Kennedy, ci viene presentato in una trama molto classica in cui ci spiega che l’Umbrella è andata fallita dopo gli eventi del 3 e la giovane recluta dell’RPD ha abbandonato la polizia per diventare un agente governativo super addestrato che è stato inviato a salvare la figlia del presidente degli Stati Uniti rapita da un gruppo chiamato “Los Illuminados” in Spagna. Il gioco è stato un successo a dir poco astronomico per Capcom che, nonostante un iniziale esclusiva Gamecube che non gli ha permesso di stravendere, ha portato il gioco su praticamente tutte le piattaforme esistenti in milioni di riedizioni di ogni genere. Si tratta di uno dei migliori titoli della storia sicuramente e anche un titolo di importanza seminale dato che dopo di lui usciranno milioni di TPS dalla stessa impostazione o che ne prendono massiccia ispirazione come Gears of War, gioco che a sua volta detterà standard all’interno del genere. Purtroppo però ha subito diverse critiche dai fanboy che lo hanno accusato di non essere un vero Re vista la sua natura più action e per una riduzione di ambienti e momenti di atmosfera horror e di una struttura differente rispetto ai Re precedenti in cui ci si aggirava per degli ambienti alla ricerca di oggetti di vario tipo che ci permettevano di risolvere vari enigmi per proseguire. Fermo restando che comunque Resident Evil 4 ha ancora un level design abbastanza studiato e non del tutto lineare, vorrei sottolineare come Mikami abbia comunque voluto cambiare completamente il gioco, mantenendo dei giusti collegamenti con il passato ma senza essere costretto a scimmiottare i precedenti titoli per richiamare la serie di cui fa parte e, così facendo, fare dell’inutile fanservice accalappia fanboy. Difatti dopo le critiche, prima velate ad un gioco mostruosamente bello come Re4 e poi aperte e forti al successivo Resident Evil 5, si è trovata in un loop infernale che l’ha portata a restare in un limbo con Revalations (e poi in seguito Revelations 2) in cui ha cercato di buttare un po’ di horror a caso in dei giochi mediocri come soprattutto vediamo con Resident Evil 6, uno dei giochi più brutti di sempre, in cui ha cercato di accontentare i fan degli shooter, i fan dell’horror e i fan di Re, proponendo un terribile minestrone con milioni di difetti di ogni genere, forma e dimensione. Di Resident Evil 7 si è recentemente occupato il nostro Ostrac86 con una review abbastanza severa con cui sono pienamente d’accordo.

 

1) Resident Evil 1/ Resident Evil Remake

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Eccoci finalmente arrivati al primo posto di questa Top 5 che non poteva proprio essere diverso. Avevo seriamente pensato di mettere Resident Evil 4 al primo posto ma il fascino del primo capitolo è assolutamente irresistibile e immortale negli anni, fattore a cui il superlativo remake su Nintendo Gamecube (non certo il recente e apocrifo HD Remaster) ha sicuramente contribuito. Un gioco come Resident Evil nel 1996 ha sicuramente riscritto la storia dei videogames: un gioco in cui si è finalmente riusciti a rendere perfettamente fruibili le idee precedenti di Alone in the Dark ma con una maestria senza pari, ideata dal buon Mikami e dal suo team che hanno saputo ricreare una perfetta struttura non lineare (per l’epoca) in cui un’atmosfera horror soprannaturale nascondeva in realtà dei ben più terreni complotti a base di virus, laboratori segreti e test biologici (BioHazard, non dimentichiamolo). Una struttura che ci obbligava a girovagare per corridoi popolati da zombie e altre mostruosità frutto di mutazioni a causa del contagio con il Virus T e in cui dovevamo ricercare chiavi, combinare oggetti e risolvere enigmi che via via ci permettevano di visitare nuove aree; in questo il level design si mostra nella sua perfezione, proponendo una mappa strutturatissima e ingegnosissima. Quel fascino che come abbiamo detto è immortale è stato ripreso nel miglior Remake di sempre, il Resident Evil per Gamecube che, non solo riprende fedelmente tutto quello che era l’originale e lo ributta a schermo con una grafica sempre con fondali 2d e pupazzi poligonali però di una qualità letteralmente incredibile e che risulta bellissima da vedere ancora oggi, ma ha anche saputo rimodulare tutti gli enigmi per renderli leggermente diversi senza però stravolgerli; ha saputo cambiare i jumpscare dell’originale così da tenere sempre sulle spine la deambulazione nelle aree di villa Spencer e ha saputo inserire in maniera perfettamente coerente aree completamente nuove, dettagli sulla storyline completamente nuovi e persino un nemico ricorrente completamente nuovo e assolutamente affascinante come Lisa Trevor. Nonostante Code: Veronica sia un titolo probabilmente superiore e più “moderno” restando nella categoria dei Resident Evil di impostazione classica, il suo fascino e, probabilmente, il fatto di essere stato il primo capitolo fanno sì che resti comunque lui il più bello; un Assoluto capolavoro che è rimasto confinato su Gamecube per tanti anni e che purtroppo Capcom, spinta probabilmente da una carenza di idee, ha preso e ributtato in pista con un Remaster HD affidato ad un team che ha trattato questo titolo come fosse loro, quando loro no lo era. Mikami e non solo lui, perché insieme a lui ci sono anche altri talenti, si trovano in altri lidi adesso e Capcom non può fare altro che muoversi un po’ a caso seguendo le mode (vr e walking simulator horror in primis), riprendendo e scimmiottando il passato e buttando corridoi bui a casaccio; e a quanto sembra, questo basta e avanza.

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