Spelunky: esplora, impara, muori… riprova!

A proposito di indie…

Il mondo videoludico durante gli anni ha subito una notevole espansione, sdoganando molti dei tabù che si erano generati nel corso dei decenni e trasformando quello che era un passatempo per poche persone in una passione alla portata di tutti: ovviamente il mercato che gira intorno ai videogiochi si è adeguato di pari passo. Se si considera che le software house di maggior prestigio investono milioni di dollari nella produzione dei loro titoli di punta ricavandone profitti che non hanno nulla da invidiare ai profitti generati dal mondo cinematografico, o del mercato tecnologico in genere, si può facilmente intendere come il terreno fertile di questa industria abbia generato novità, più o meno condivisibili, in ordine di console, generi videoludici, periferiche al fine ultimo di attrarre a se più utenza e di conseguenza generare più introiti.
Un’altra faccia di quest’universo e’ rappresentato da piccole software house indipendenti, spesso formate da gruppi di poche persone o nei casi più drammatici (passatemi il termine drammatico, non me ne voglia nessuno) da una persona, che con l’avvento del crowdfunding hanno avuto la possibilità di produrre videogiochi amatoriali utilizzando fondi stanziati da quella fetta di pubblico che ha dato fiducia al progetto degli sviluppatori devolvendo una somma di denaro atto alla produzione del titolo stesso: questi giochi, una volta completati, vengono per lo più messi in commercio  in formato digitale su piattaforme come Steam o Origin e, in alcuni casi, pubblicati anche negli store di Xbox e PlayStation, e vengono etichettati come indie (per l’appunto “indipendenti”).  Ovviamente gli indie possono godere di ottime idee e di una buona realizzazione, altri un po’ meno.
Spelunky è uno di quei fortunati titoli che sono diventati dei casi nell’industria dei videogiochi proprio perché è stato acclamato come una piccola gemma sia dalla critica che dal pubblico: il titolo nasce da un’idea di Derek Yu, un indie game-designer classe 1982, che pubblico’ il titolo nel 2008 come prodotto gratuito per piattaforma Windows, e successivamente, avendo ottenuto consensi favorevoli dall’utenza è stato “rimasterizzato” con grafica migliorata e contenuti aggiuntivi nel luglio del 2012 su Xbox360 nella sezione live arcade e successivamente su Steam e sulle console Sony.

 

A caccia di tesori

Spelunky è stato classificato come un rogue-like game, addirittura come uno dei primi nel suo genere, una tipologia di gioco le cui caratteristiche cardine sono rappresentate da un universo di gioco la cui morfologia è generata casualmente, così che ogni nuova partita è considerabile unica e distinta, l’elevata difficoltà insita nel gioco stesso, la struttura muori e riprova, la possibilità di recuperare oggetti durante la partita che consentiranno al nostro pupo diverse abilità e la presenza di svariati segreti molto ben nascosti che incrementano la longevità e la rigiocabilità del titolo.
Il nostro eroe è uno spelunker, un esploratore di grotte, e il suo scopo è quello di ritrovare un tesoro di inestimabile valore posto nelle profondità di un sito archeologico: per raggiungere la reliquia dei desideri il nostro personaggio dovrà farsi strada attraverso 16 livelli generati casualmente e di difficoltà crescente, passando per una miniera, una giungla, una cava di ghiaccio e un tempio. Non esiste alcuna possibilità di salvare la partita, così che il gioco deve essere completato in una run. Ad inizio avventura il nostro protagonista avrà a disposizione 4 cuori che rappresentano la nostra energia vitale e sarà equipaggiato solo di una frusta che fungerà da attacco fisico per colpire i nemici, rompere oggetti, muovere sassi e attivare trappole, un numero limitato di bombe (utili per distruggere una porzione di muro ed eventualmente aprirsi un varco in una zona apparentemente chiusa) e alcune funi (da utilizzare per evitare di subire danni nel caso in cui la distanza tra un piano ed un altro sia troppo elevata, o per arrampicarsi in piani altrimenti inaccessibili col normale salto). Nell’area di gioco sono disseminate gemme preziose e lingotti d’oro rappresentanti la valuta del gioco, e questo denaro ci consentirà nelle aree successive al primo livello di comprare oggetti di diverso valore che randomicamente appariranno in mercati gestiti da un npc: ognuno di questi oggetti potrà essere acquistato, rubato (inimicandosi però così i mercanti dei livelli successivi, i quali proveranno in tutti i modi di accopparci a morte col loro fucile a pompa) o rinvenuto gratuitamente ma in maniera totalmente casuale in delle casse di legno che potrebbero apparire nel sentiero verso l’obiettivo finale. Oltre ad un quantitativo sbalorditivo di nemici di ogni genere (dotati di potenza d’attacco differente, e determinati pattern d’attacco cui sarebbe bene che il giocatore cominci ad imparare alla svelta per poterli fronteggiare al meglio delle proprie capacita’), il gioco e’ disseminato di trappole la cui attivazione si traduce in una freccia scoccata da un muro, da degli spuntoni alla fine di un dirupo o da lastre di ghiaccio che si dissolvono nel nulla lasciandovi cadere negli abissi: l’analisi dell’ambiente e’ fondamentale, capire con quale priorità affrontare i nemici e le trappole potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte, e altrettanto importante è essere dotati di buoni riflessi e di una veloce capacità di problem solving poiché spesso le situazioni random del gioco ci porteranno a dover compiere delle scelte in pochissimo tempo, alternando fasi platform a fasi di combattimento frenetiche. In ogni livello è custodita pure una damigella che se accompagnata alla porta di uscita del livello ricompenserà il nostro personaggio con un cuore extra.
Il gioco è veramente difficile, o quantomeno è difficile nella misura in cui non si riescano ad apprendere i meccanismi che lo governano o i pattern d’attacco dei nemici e così via, ma ovviamente per poter arrivare ad un tale livello di maestria dovrete passare per un numero ingenti di morti, poiché è proprio dalle morti che otterrete la consapevolezza dello sbaglio che avete commesso: in questo il gioco è gentiluomo, difficile si ma mai ingiusto in quanto raramente mi è capitato di attribuire una morte ad un errore/bug del gioco, quanto a una mia analisi incorretta della situazione di gioco.
Avvierete il gioco con un numero predefinito di personaggi, che differiranno l’uno dall’altro solo nella skin, ma ne troverete diversi altri nascosti nel gioco, ed una volta liberati dalle loro bare potranno essere utilizzati nel tentativo di riuscire nell’impresa.

I segreti delle profondità

Mi soffermerò brevemente su un altro aspetto che merita una menzione d’onore: i segreti nascosti all’interno del gioco.
Questi sono di diversa natura ma per lo più si identificano in situazioni predefinite che randomicamente possono accadere durante le vostre partite in determinate profondità delle caverne: queste situazioni sono riconoscibili da un commento del nostro personaggio ad inizio dello specifico livello, per esempio nelle miniere potrebbe capitare di leggere ad inizio stage “Io odio i serpenti”, e quest’affermazione ci indicherà la presenza, in questa sezione, di una porzione di livello in cui sarà presente un pozzo ricco di gemme e casse di rifornimenti presenziato da un numero ingente di  serpenti (situazione questa che strizza l’occhio a Indiana Jones), o ancora in livelli bonus segreti la cui entrata si rivelerà solo in determinate circostanze, come ad esempio, tanto per citarne una, nei livelli della giungla potrebbe accadere di trovarsi in una situazione predefinita la cui peculiarità è di trovarsi una variante in cui la sezione è a tema spettrale, in questo livello è sempre presente una tomba con l’effige di una corona reale, al di sotto della tomba vi è una corona che vi premierà con un cospicuo quantitativo di denaro, e sotto la corona, se farete detonare il terreno con una bomba, si rivelerà l’entrata del livello bonus “Castello”.
Esistono diversi Livelli bonus (4 per l’esattezza) e una macro sezione composta da 4 livelli opzionali alla fine del gioco, raggiungibile solo se si soddisfano determinate condizioni all’interno della partita, macro sezione che vi premierà col finale segreto del gioco (si avete capito bene, ben 2 finali)!
I segreti sono davvero tantissimi, elencarli tutti richiederebbe la stesura di una sezione apposita: la scoperta di questi da parte del giocatore è parte integrante dell’esperienza di gioco rendendo lo stessa variegata e appagante.

 

 

Conclusione

Ho letteralmente amato il comparto tecnico di questa versione rimasterizzata, i personaggi, i nemici e le aree di gioco sono disegnati ottimamente e altrettanto buone sono le animazioni, gli effetti grafici delle esplosioni, la colonna sonora del gioco dotata di musiche semplici ma orecchiabili: tutto è stato confezionato con cura e dovizia e a mio avviso vale appieno il costo di 15 euro cui è attualmente venduto, specialmente se siete amanti dei giochi retrò e cercate un gioco che vi appassioni col suo grado di sfida.
Spelunky è la prova di come ancora oggi è possibile creare grandi videogiochi con risorse minime, specialmente se comparate alle produzioni più blasonate. La sua semplicità non deve trarre in inganno, perché laddove ad una prima occhiata potrebbe apparire l’ennesimo clone di Super Mario Bros, ad uno studio più attento si rivela un gioco con un’identità ben definita, dal gameplay ben collaudato, dalle meccaniche ben oliate e dove nulla è lasciato al caso: Spelunky è una piccola gemma e credo che tutti gli amanti delle sfide dovrebbero riservargli un posticino nella propria collezione di videogame, ragion per cui viene premiato con il famigerato Bollino del Bar Sagat.

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