Recensione Watch Dogs 2

Quando presentarono Watch Dogs a quel fatidico e3 del 2012 le premesse erano tante, un mondo iper connesso gestito da un sistema operativo onnisciente chiamato CtOs e cittadini super controllati da telecamere in ogni angolo, fin dentro casa, al fine di rendere la popolazione più sicura, un misto tra “vulcano 3” di Philip Dick e 1984 di Orwell, cosa poteva andare storto?

Purtroppo però qualcosa non ha funzionato, infatti dopo un non proprio riuscitissimo primo capitolo, Ubisoft non perde tempo a rimescolare le carte in tavola così, a novembre del 2016, ci ritroviamo sugli scaffali dei negozi un gioco che se non avesse stampato sulla copertina il titolo “Watch Dogs 2” avrei stentato a riconoscere. Non abbiamo più la Chicago dai toni cupi e claustrofobici che avevano caratterizzato il brand fin dalla sua prima apparizione, ma una San Francisco soleggiata e un’atmosfera più spensierata, infatti stavolta non saremo il solitario Aiden Pearce in cerca di vendetta per la sua famiglia, ma un ragazzo dalla battuta facile con particolari doti informatiche, Marcus Holloway che, insieme al DedSec, un caratteristico gruppo di giovani scapestrati frequetantori abituali del cyber-spazio, dovrà difendere la popolazione dalla manipolazione dei propri dati personali, a scopo di lucro, da parte delle aziende situate nella famosa Silicon Valley.

Marcus Holloway – Aiden Pearce

Nonostante l’attualità dei temi trattati, gli eventi si susseguono in maniera piuttosto anonima, complice forse una gestione delle missioni che, lascia in parte libero il giocatore di scegliere quella da affrontare, ma che manca di fornire un vero collante tra una missione e l’altra che serva a donare una coesione logica agli eventi in modo da suscitare un minimo di interesse nei confronti di ciò che andiamo a fare. Molto buona invece la diversificazione delle missioni, infatti, anche se gli obiettivi proposti possono sembrare molto simili tra loro, è richiesto un approccio sempre diverso, lasciando sempre a noi l’ultima decisione su come affrontare le varie situazioni, questo attenua non di poco la sensazione di deja vù che invece si avvertiva fortemente nel primo capitolo.

Le missioni saranno divise in principali, secondarie e online, e saranno raggruppate tutte in un unico menù di un app del nostro smartphone, insieme ad altre app utili che potremo installare come, ad esempio, quella per richiedere un veicolo che ci sarà istantaneamente fornito nelle immediate vicinanze.
Ogni missione principale sarà divisa in 5 passaggi con un video finale in cui il DedSec rivela le magagne dei potenti ai cittadini al fine di incentivare una ribellione.

UN PICCOLO GRANDE FRATELLO

Come dicevamo, le premesse c’erano tutte, ma evidentemente nel corso dello sviluppo il grande fratello si è inebedito, infatti durante le nostre scarrozzate nel nuovo open world di casa Ubisoft, picchiando passanti e facendo il “grande ladro d’auto”, sarà difficile allertare una guardia e, durante le missioni, queste saranno la forma di vita più stupida del gioco, potremo corrergli a qualche metro di distanza senza che questi modifichino di una virgola la loro routine o basterà posizionarsi ad un livello sopraelevato e raramente verranno a stanarci, o ancora potremo controllare mezzi a distanza con il nostro strumento di morte più pericoloso, lo smartphone, e loro non batteranno ciglio, salvo buttarci fuori dal sistema prima che tutto torni alla normalità. Stessa cosa accade utilizzando forse l’aggiunta migliore in questo secondo capitolo, la possibilità di controllare due droni, un jumper e un quadricottero, infatti questi due oggetti, una volta avvistati dalle guardie, verranno distrutti e poi dimenticati, e basterà aspettare il cooldown per riutilizzarli in tutta sicurezza.

I nostri due droni sono una delle novità più gradite poiché aumentano le possibiltà di approccio alle missioni, infatti alcuni terminali potranno essere hackerati direttamente dal jumper, cosa che, purtroppo o per fortuna, non può fare il nostro piccolo amico volante. Di contro ci pensa l’IA dei nemici a rendere ridicolo il tutto infatti, come già accennato, le guardie, una volta avvistati, non verranno allertate dalla nostra presenza e la loro flemmatica reazione a tutto ciò che li circonda ci permetterà di affrontare il gioco con una semplicità disarmante, tutto ciò avviene anche alla massima difficoltà disponibile la quale inciderà solo sul danno dei nemici. Nei rari casi in cui stiamo per essere scoperti  sarà possibile fare un attacco fisico con la pressione di un tasto, durante il quale però saremo vulnerabili per tutta la durata dell’animazione, risolvendo il tutto prima che si riempia l’indicatore che farà scattare l’allarme.
Infine i nostri gadget ci saranno utili per risolvere delle sezioni di hacking molto simili a quelle viste in Watch Dogs, stavolta però non saranno in una schermata a parte ma li vedremo in tempo reale nel mondo di gioco.

L’arma più efficace a nostra disposizione è quindi proprio il nostro smartphone, col quale sarà possibile interagire con un numero elevato di elementi all’interno del gioco, e ogni interazione avrà una serie di opzioni disponibili: oltre a poter hackerare le telecamere (che tra l’altro avranno solo questa utilità, altro che Grande Fratello!) potremo decidere la direzione di un’auto da attivare a distanza, spegnere terminali elettrici o dotarli di un sensore di prossimità in modo tale da creare una trappola, che si attiverà quando un nemico entrerà nel raggio d’azione indicato, accidentalmente o perché lo abbiamo attirato noi sempre attraverso una delle opzioni disponibili.

Le possibilità di utilizzo dell’hacking questa volta sono tante, così tante da rendere quasi totalmente inutile comprare altri slot per le armi, e aumentano sbloccandole in un albero delle abilità spendendo i punti di ricerca, punti che acquisiremo facendo esperienza attraverso il completamento delle attività proposte o trovandoli in giro per San Francisco, insieme a particolari strumenti per delle abilità che altrimenti non potremmo sbloccare, questi oggetti spesso si trovano in posizioni che è possibile raggiungere ora utilizzando delle piattaforme mobili controllabili con il nostro solito smartphone, ora scalando un edificio con le abilità di parkour di Marcus.

A parte qualche elemento degno di nota come l’espressività dei volti o le animazioni di Marcus durante le sue scalate, in cui potrà esibirsi in qualche spettacolare evoluzione, tecnicamente parlando siamo di fronte alla fiera dell’approssimazione, infatti,a parte qualche bug e glitch, a dare davvero fastidio è soprattutto la fisica che governa il mondo di gioco, tra collisioni tra le auto poco credibili, elementi dello scenario come pali della luce che se colpiti subiranno una gravità lunare prima di frantumarsi in mille pezzi e Marcus che non subirà nessun impatto dalle auto mentre siamo in corsa pur subendone il danno. Aggiungiamo anche che sarà quasi impossibile salire su un veicolo inclinato dalla parte anteriore visto che il più delle volte vedremo il nostro protagonista fare tapis roulant nell’aria a pochi centimetri della superficie che vogliamo raggiungere.

Inoltre il sistema di guida, rimasto pressoché invariato, se non in maniera davvero impercettibile, rispetto al capitolo precedente, rende davvero complicato e frustrante spostarsi per la città, almeno nelle prime ore di gioco prima di imparare a “correggere” la deriva insolita che prendono le auto anche nella più semplice delle curve, questo problema si nota soprattutto durante le fasi di inseguimento e in alcune gare delle missioni secondarie.

San Francisco in Watch Dogs 2

TIRANDO LE SOMME

In conclusione, Watch dogs 2 prende le distanze dal suo predecessore alterandone i toni e riuscendo a migliorare il sistema di hacking, ma non basta un protagonista più carismatico e ,soprattutto, non serve strizzare l’occhio alle nuove generazioni a suon di meme e citazioni alla cultura nerd per suscitare un po’ di interesse nei riguardi di una storia che forse tocca da molto vicino i pericoli di una società super connessa fatta di metadati, ma che non decolla mai, lasciando troppo in fretta lo spazio alla voglia di finire il gioco più per inerzia che per reale interesse. Il tutto si svolge all’interno di una San Francisco tanto grande quanto vuota di punti di interesse fatta eccezione di qualche concessionario o qualche negozio per gli abiti. A ciò si aggiunge una pessima ia e un’approssimazione tecnica che si riversa sulla gestione della fisica e sul sistema di guida. Insomma se siete alla ricerca dello “Sprawl” malato di Gibson potete benissimo fare a meno di Watch Dogs 2, visto che il cielo di  San Francisco non avrà “il colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto”.

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