Recensione The Last Guardian

Alle volte nella vita di un videogiocatore capita di imbattersi nei cosiddetti titoli “problematici”, quei titoli che , volente o nolente, per analizzarli a fondo e carpire ogni singolo aspetto e messaggio che vogliono trasmettere, devono essere giocati con cognizione di causa, sapendo in anticipo il tipo di offerta che l’autore nel realizzarli vuole proporre. Io, da estimatore di Fumito Ueda (Ico, Shadow of the Colossus) sin da quando sfornò il suo primo lavoro, con questo mio articolo voglio provare l’ebrezza del rischio e imbarcarmi in questo tortuoso viaggio nell’analizzare a fondo The Last Guardian.

Presentato inizialmente su Playstation 3 con il nome di “Project Trico”, più volte se ne persero le tracce e si ipotizzò quindi una sua probabile cancellazione, fin quando all’E3 del 2015 si ripresentò un po’ a sorpresa con un nuovo video gameplay che annunciò al mondo, con un po’ di sbigottimento generale, il suo cambio di piattaforma da PS3 a PS4.

 

Storia

Nelle primissime scene di gioco impersoneremo un ragazzino di cui non ci è dato sapere il nome ricoperto in buona parte del corpo da quelli che sembrano a prima vista dei tatuaggi e ci risveglieremo in un piazzale circondato da strutture dalle architetture ”precolombiane” (che stilisticamente ci riportano alla mente quelle dei precedenti lavori di Fumito Ueda)  rendendoci subito conto, grazie alla voce narrante del protagonista ormai adulto, che il ragazzino non riesce a capire perché si sia risvegliato in quel luogo. Qui ritroviamo distesa per terra, incatenata e ferita da delle lance, un’enorme bestia dalle sembianze sia canine che da uccello per via delle ali, delle zampe e del folto piumaggio. Impietositi dalla triste condizione della creatura, la aiuteremo a liberarsi e la nutriremo con dei barili di cui non conosciamo il contenuto, sparsi nella ristretta location iniziale di gioco. La bestia, inizialmente con atteggiamento timoroso nei nostri confronti, dopo un po’ sembra apprezzare le nostre attenzioni e inizia a essere meno titubante, abituandosi alla nostra presenza. Ecco che finalmente inizia la nostra lunga e incredibile avventura che porterà il ragazzino e la possente bestia di nome Trico a non poter fare a meno l’uno dell’altro, introducendo il giocatore al forte legame che si instaurerà tra loro due nel corso del lungo viaggio, con un’evoluzione dell’intelligenza artificiale di Trico da lasciare davvero impalliditi e conducendoci sino a un finale dal fortissimo impatto emotivo. Un piccolo plauso va alla narrazione che qui, a differenza di Ico e Shadow of the Colossus, soprattutto grazie all’introduzione di una voce narrante, riesce nell’intento di far apprezzare di più la trama e il contesto di gioco al giocatore, rendendoli meno criptici dei lavori sopracitati.

 

La parte introduttiva dove dovremo liberare Trico e sfilare le lance che trafiggono il suo enorme corpo

Personaggi

The Last Guardian trae moltissima ispirazione dai suoi predecessori, molto più da Ico che da Shadow of the Colossus, e lo dimostra fatto che, come nel titolo del ragazzino con le corna, anche qui è presente un intelligenza artificiale co-protagonista dell’avventura, come lo era la principessa Yorda ai tempi. La cosa che però salta subito all’occhio è che i ruoli dei due co-protagonisti appaiono prevalentemente all’opposto. Se in Ico Yorda era quasi prevalentemente un peso che il giocatore doveva trasportare sulle proprie spalle per tutta la durata del gioco dovendola costantemente difendere, affrontando le numerose ombre che avevano l’intenzione di rapirla e non potendo fare alcun affidamento sulla sua fragile figura, qui invece saremo noi a dover dipendere quasi sempre dall’enorme bestia, soprattutto  nelle fasi più concitate del gioco ovvero dalla risoluzione di puzzle ambientali fino addirittura nell’affrontare numerose e ostili armature animate che qui, come le ombre in Ico, cercano questa volta di rapire noi che come Yorda siamo impotenti e possiamo solo affidarci alla furia del nostro fidato compagno d’avventura. Noi dal canto nostro lo sproneremo a compiere determinate azioni, lo tranquillizzeremo se troppo agitato o spaventato, lo nutriremo e lo cureremo se ferito. Incredibile è il rapporto che si instaura tra i due, partendo dal protagonista che inizialmente è intenzionato a fuggire da solo da quel luogo lasciando indietro la bestia per poi ripensarci, scegliendo di non abbandonarla, ma ciò che più colpisce è la figura di Trico che durante le prime fasi  dell’avventura appare come uno smarrito animaletto che ha il continuo bisogno di ordini per poi cambiare radicalmente acquisendo consapevolezza di se e di ciò che per lui significa il ragazzino, restandogli perennemente a fianco fedelmente. Le reazioni di Trico somigliano molto a quelle di diverse tipologie di animali come ad esempio i felini per quanto riguarda i momenti in cui sta per spiccare un salto calcolando di fatto la distanza o quando è spaventato arruffando le piume. In altri momenti sembra tirar fuori le movenze  di un cane, ad esempio nelle fasi in cui si gratta la schiena o si rotola nelle pozzanghere d’acqua.

 

Trico di The Last Guardian (a sinistra) e Yorda di Ico (a destra)

Gameplay

Chi ha già giocato a Ico avvertirà una forte somiglianza nelle situazioni proposte, il protagonista si troverà infatti a balzare da una piattaforma all’altra e tirare leve per aprire cancelli, avremo a che fare anche con la risoluzione di diversi puzzle ambientali che una volta sbrogliati ci permetteranno di andare avanti nella nostra avventura. Per la risoluzione di alcuni di questi puzzle avremo bisogno solo del ragazzino togliendo di mezzo degli strani specchi con un occhio raffigurato in centro che spaventeranno a morte Trico non permettendogli di avanzare, altri ancora, come ad esempio quello delle stanze sommerse d’acqua, potranno essere risolti solo con il supporto dell’enorme bestia. Durante l’avventura entreremo in possesso di uno specchio che utilizzeremo per riflettere la luce e usarla come puntatore, segnalando a Trico i punti, che siano nemici o pareti da abbattere, in cui colpire con un potente raggio che verrà lanciato dalla coda dell’animale. Nel dare un ordine a Trico, esso sembrerà prendersi un po’ di tempo, scrutandosi attorno, prima di eseguire una determinata azione portando spesso i giocatori nell’errore di lanciare consecutivamente un numero elevato di comandi, facendo entrare in tilt l’intelligenza artificiale che a quel punto può capitare che ignori completamente gli ordini impartiti. Questo non ci è dato sapere possa essere un problema dovuto all’IA o una cosa voluta dallo sviluppatore per fare entrare nell’ottica del giocatore che avrà a che fare con qualcosa di più di una mera intelligenza robotica ma più vicina a quella di un essere senziente come potrebbe essere un cane, sta di fatto che molti giocatori dall’uscita del titolo sino ad oggi hanno lamentato un senso di leggera frustrazione in molte di queste fasi di gioco. Ci saranno dei momenti, come ho accennato nel precedente paragrafo, in cui avremo a che fare con delle armature animate che cercheranno di rapirci, in questi casi l’unica soluzione è scappare, non farsi afferrare e affidarsi a Trico che con qualche potente zampata neutralizzerà direttamente alcuni di essi, altri, come mi è capitato più volte, rimarranno a terra per qualche secondo storditi , in quei casi  il ragazzino potrà staccargli a forza l’elmo facendo fuoriuscire dal resto dell’armatura ciò che sembrerebbe lo spirito che anima questi oggetti inanimati, nelle fasi più avanzate del gioco per neutralizzarli potremo anche utilizzare lo specchio. Quando dovremo procedere tra enormi strutture situate a distanze quasi irraggiungibili saliremo in groppa a Trico aggrappandoci alle sue folte piume facendoci trasportare, dovendo fare attenzione però a non stare troppo vicino al muso dell’animale quando esso è in movimento poiché è l’unica parte del corpo priva di piume e quindi di appigli.

Ecco che qui arriviamo alla prima vera nota dolente del titolo: la telecamera, essa infatti, senza esagerare, potrebbe davvero far imbestialire anche il più tranquillo dei videogiocatori. Una telecamera che negli spazi stretti e chiusi dà il peggio di sé soprattutto quando siamo in groppa a Trico e l’animale si trova in prossimità di qualche parete, in questi casi la visuale, zoommando sul ragazzino, che si trova tra il muro e l’animale, si oscura coperta dalle piume di quest’ultimo non facendo capire al giocatore in che direzione muovere il PG, inoltre la visuale a volte si blocca dietro ad oggetti disposti nell’ambiente, ruota in maniera del tutto imprevedibile o inquadra spontaneamente un punto senza alcun interesse. Per fortuna nella seconda parte dell’avventura l’ambiente di gioco acquisisce nuova forma: dagli stretti ambienti iniziali si passa ad ampi spazi in cui la maggior parte dei problemi derivanti dalla telecamera sembrano affievolirsi fino a sparire totalmente.

Per quanto riguarda la longevità, The Last Guardian può essere considerato il titolo più longevo di Fumito Ueda: la durata di gioco può variare dalle 13 alle 15 ore.

 

Trico ci permetterà di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili

Comparto Tecnico/Artistico

Ciò che appare evidente sin dai primi istanti è come il titolo sia per certi versi tecnicamente bifronte, parte di ciò potrebbe derivare dal lungo e travagliato sviluppo che The Last Guardian ha dovuto vivere.

La realizzazione artistica del gioco è molto appagante e alcune volte funzionale al gameplay, come ad esempio la presenza di piante rampicanti sparse lungo un level design che si sviluppa quasi sempre in verticale, soprattutto durante la seconda parte di gioco. Esse ci permetteranno di aggrapparci per scalare alcune possenti mura o altissime torri, ottime infatti le ambientazioni esterne che risultano maestose e in grado di infondere al giocatore una sensazione di continua solitudine. Ottimamente realizzate anche le animazioni di Trico, sempre perfette. Impossibile inoltre non apprezzare i dettagli visivi legati ai movimenti delle piume della bestia e la sua  realizzazione estetica, sembra che gli sviluppatori per ricrearlo abbiano passato ore e ore nello studio di diverse specie animali, persino il viso è di un espressività incredibile.

Quello che fa più storcere il naso portando un po’ di amaro in bocca è il rendersi inevitabilmente conto che The Last Guardian agli occhi dei molti compreso me sembra essere sotto alcuni punti di vista poco al passo con i tempi soprattutto per quanto riguarda delle texture la cui natura cross-gen è “evidente e chiara per tutti”. Sono presenti inoltre alcuni bug e glitch da me riscontrati, che in un occasione (la coda di Trico era rimasta bloccata e non scendendo non ha permesso di aggrapparmici) mi hanno costretto addirittura a riavviare dall’ultimo checkpoint, per fortuna abbastanza vicino.

A questo si aggiungono dei problemi di ottimizzazione su PS4 standard: il frame rate infatti soffre di vistosi cali arrivando in certi frangenti al limite dello scatto, non permettendo al giocatore di godersi quelle poche fasi movimentate che il titolo propone.

Il comparto sonoro si lascia apprezzare invece, proponendo un OST che molto si avvicina a quelle di Ico e al Jrpg di Level 5 Ni no Kuni.

 

In Conclusione

The Last Guardian è tutto ciò che gli estimatori di Ico, Shadow of the Colossus e tutti quei titoli dal forte impatto emotivo richiedevano a gran voce sin dal suo primo annuncio, il vero protagonista su cui ruota tutta l’opera è il rapporto tra Trico e il ragazzino, pian piano arrivando sino alla fine di essa ci immedesimeremo in lui e non vorremo mai abbandonare il nostro grosso animalone, ormai diventato quasi un amico ”reale” e ”vivo”, se l’obbiettivo primario di Fumito Ueda era sin dal principio questo, be possiamo dire che l’ha centrato in pieno.

L’avventura inoltre è in grado di tenere il giocatore impegnato per diverse ore grazie alla presenza di puzzle che seppur non troppo impegnativi riescono nel loro intento di tenere incollato il giocatore allo schermo.

Presenti alcuni gravi problemi invece sul fronte tecnico che hanno allontanato buona parte dei giocatori dall’addentrarsi più a fondo nel progetto e su cui molti non passeranno di certo sopra tanto facilmente, acquisto quindi consigliato solo a chi come me va alla ricerca di emozioni forti in titoli come questo, chiudendo un occhio su alcuni aspetti che per altri pregiudicano di molto l’esperienza.

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