Horizon Zero Dawn: Un capolavoro senza coraggio

Horizon Zero Dawn, action/GDR in  esclusiva per Playstation 4 sviluppato da Guerrilla Games, ci cala nei panni di Aloy in un mondo selvaggio dominato dalle macchine, esseri robotici più o meno grandi dall’aspetto principalmente dinosauromorfo che ci saranno ostili, con l’obiettivo di scoprirne i misteri legati alla nostra storia.
La struttura narrativa è quella del più classico dei Fantasy: la missione del protagonista, una minaccia incombente e continue  lotte tra le popolazioni, il tutto calato in un contesto sci-fi che da solo vale il prezzo del biglietto.
Le macchine sono semplicemente perfette, potrei dire che in loro risiede gran parte della bellezza del gioco e la cura dedicata a queste creature robotiche è visibile in ogni loro aspetto: la si può vedere nel design unico di ogni macchina, nei suoni metallici che producono da cui si può quasi percepire l’idraulica che li muove e nella loro intelligenza artificiale che eclissa totalmente quella dedicata ai nemici umani.
Alcune tra le macchine presenti nel gioco ci faranno da mezzo di trasporto eseguendo l’override, una sorta di hacking della macchina che la renderà alleata, altre macchine invece con l’override ci aiuteranno semplicemente durante i combattimenti, l’override sul Collolungo invece ci svelerà una porzione di mappa.

La ricerca del dettaglio e la cura maniacale pervade tutta la direzione artistica dedicata al titolo, a partire dalla caratterizzazione delle varie tribù con i propri usi e costumi, le già citate macchine, i dungeon dalle tinte sci-fi, in cui sbloccheremo i vari override delle macchine, in contrasto con la natura selvaggia la quale riesce a regalare dei paesaggi incredibili: dalle tranquille pianure si passa alle lande desertiche popolate dai Celermorsi fino ad arrivare alle montagne innevate sovrastate da enormi Avistempesta.

Il ciclo giorno notte e i cambi climatici inoltre contribuiscono allo spettacolo visivo offerto dal gioco e, nel caso fossimo particolarmente ispirati, potremo immortalare il tutto gestendo l’immagine utilizzando dei filtri e regolando la profondità di campo attraverso gli strumenti della modalità fotografia.

Horizon Zero Dawn  però si macchia di una delle colpe(o forse ne è vittima) che affligge gran parte delle maggiori produzioni di questo mercato: esiste un rapporto inversamente proporzionale tra budget investito e rischio percorribile e Horizon è il frutto di questa legge non scritta, e se si parla di una nuova IP tutto ciò assume una connotazione più grave.
Se è vero infatti che percorrendo una strada già battuta si riducono i rischi, Horizon  decide di percorrere una strada asfaltata con tanto di guard rail, il risultato è un prodotto perfettamente confezionato ma che sa di già troppo visto fin dai primi minuti, le torri da scalare per scoprire la mappa(il Collolungo di cui prima), le missioni investigative, zone da liberare e chi più ne ha più ne metta sono tutte cose che abbiamo già fatto in altri titoli e che qui vengono raccolte senza alcuna modifica o personalizzazione se non quelle costrette dal contesto.
Il gioco si presenta al grande pubblico come un action/GDR e laddove l’etichetta action calza perfettamente con ciò che ci viene presentato, la parte GDR sembra invece accusare qualche colpo, probabilmente dovuto all’inesperienza del team di sviluppo nel genere in questione.
Per prima cosa non si può non citare la protagonista, Aloy è ha un personaggio ben delineato, con una sua storia e con le sue motivazioni e forse per questo motivo le scelte che faremo nel corso del gioco non avranno alcuna reale influenza nel mondo che ci circonda, allontanandosi così dai canoni del GDR come lo conosciamo in cui siamo noi a tenere le redini della vicenda, anche se persino The Witcher 3, costretto dal suo background narrativo in una dimensione estetica ben definita e anch’esso con personaggi a priori ben caratterizzati, lascia maggiore libertà di interpretazione permettendo al giocatore, attraverso delle scelte, di avere un’influenza diretta sul mondo circostante.
Risultano sotto tono anche le quest secondarie, messe completamente in ombra dal filo narrativo tessuto da quelle principali, risultando poco più di un riempitivo, ciò va a penalizzare ancora di più l’aspetto GDR, facendo del gioco quasi un’opera mono narrativa e con un’unica strada che vale la pena percorrere.
Altro aspetto cardine dei GDR che in Horizon sembra essere un elemento quasi marginale è il sistema di crescita: l’albero della abilità, se così vogliamo chiamarlo, non ci impone di fare una scelta in quanto le abilità non influenzano minimamente il nostro stile di gioco, inoltre sarà possibile sbloccarle tutte abbastanza facilmente cancellando così dalla lista degli elementi GDR del titolo anche il concetto di build non permettendo quindi un gameplay personalizzato, ciò che resta quasi come orpello per la parte GDR del titolo sono solo gli aspetti parametrici come il livello, il danno, l’esperienza e le statistiche.
In compenso i combattimenti sono un continuo spettacolo, tra pezzi che si staccano dalle macchine utilizzabili come armi, serbatoi che se colpiti con l’elemento giusto causano esplosioni enormi, l’utilizzo strategico di trappole e forse l’utilizzo di una delle cose più divertenti da usare contro questi bestioni, il lancia-corde, rendono i combattimenti sempre entusiasmanti e mai noiosi. 
Lo stesso però non si può dire degli scontri contro gli umani, un’intelligenza artificiale imbarazzante annulla ogni tentativo di approccio strategico, i nemici molte volte staranno fermi nelle loro postazioni a farsi massacrare dalle nostre frecce e sarà troppo facile attirarli vicino ad una siepe al fine di decimarli silenziosamente senza allertare nessuno, il gioco in generale non offre un livello di sfida molto alto anche a difficoltà più elevate, se non sporadicamente solo contro alcune delle macchine presenti nel gioco.

In conclusione l’ultima fatica di Guerrilla Games, a parte qualche sbavatura e una struttura GDR che lascia a desiderare, è un’opera perfettamente confezionata, con un comparto tecnico sbalorditivo, una direzione artistica che non  si dimentica e una trama che, seppur utilizza un contesto non proprio originale, riesce a coinvolgere e a instillare la curiosità che basta a farvi proseguire l’avventura con un certo trasporto senza mai rimanerne delusi.
L’unico peccato commesso da Horizon Zero Dawn è forse l’ignavia, una nuova IP senza coraggio che non ci prova neanche a proporre qualcosa di nuovo scegliendo invece di riproporre meccaniche trite e ritrite senza alcuna innovazione di sorta, un vero peccato che spero venga espiato con un eventuale secondo capitolo.

 

Ecco una galleria di immagini in game scattate con la modalità fotografia:

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