Gears of War Judgment: Chiamati a Deporre

 

Nel corso del ciclo vitale di Xbox il titolo portabandiera, quello che forse è stato il principale figlioletto per Microsoft (anche a discapito di altri talvolta) è sempre stato Halo. Quasi nessun gioco ha saputo catalizzare l’attenzione degli utenti come ha fatto Master Chief, ma uno c’è riuscito: Gears of War. Gears è stata sicuramente una KA incredibile durante il periodo Xbox 360, una serie per l’epoca rivoluzionaria che ha saputo spaccare la fanbase Xbox che aveva già un mostro sacro come Halo; dopo aver completato la trilogia principale di questa gloriosa serie e prima di vendere tutto a Microsoft (che ne ha fatto un quarto capitolo su Xbox One sicuramente bello ma che osa davvero troppo poco e che è ben lontano dai fasti e dal successo che aveva su Xbox 360) Epic Games sviluppò una sorta di spin off della serie con una massiccia collaborazione di “People Can Fly” studio polacco già noto per giochi come “Painkiller” o “Bulletstorm”.

Gears of War: Judgment fu pubblicato nel 2013 ed è ambientato nei giorni immediatamente dopo l’E-Day, il famoso “Giorno dell’Emersione” in cui le Locuste sono fuoriuscite dal sottosuolo e hanno sferrato un duro colpo all’umanità residente sul pianeta Sera, e ci mette nei panni della squadra “Kilo” composta, tra gli altri, da due vecchie conoscenze: Damon Baird e Augustus Cole, per l’occasione ringiovaniti rispetto a come siamo abituati a conoscerli.

L’introduzione vede quindi la squadra Kilo imputata per crimini di guerra in un tribunale di fortuna (istituito in un momento poco felice a dire il vero) presieduto dall’austero Colonnello Loomis; ognuno dei membri della squadra sarà chiamato a deporre e il giocatore rivivrà direttamente ogni “testimonianza” impersonando di volta in volta un membro della squadra differente così da spiegare i vari retroscena della storia e i motivi delle accuse: potremo quindi prendere il controllo dei già citati Baird e Cole ma anche dei due nuovi personaggi creati apposta per l’occasione, Garron Paduk (ex membro dell’esercito UIR e ora in forza al COG) e Sofia Hendrik (cadetto dell’accademia delle Guardie Onyx) e giocare questa “nuova” avventura dai toni un po’ più oscuri e simili ai primi 2 capitoli della saga rispetto al precedente Gears of War 3.

kilo squad
Ecco la squadra Kilo sotto processo

La normale e consolidatissima meccanica tipica di Gears of War non è stata stravolta ma sono state apportate delle modifiche sostanziali che vanno a cambiare (talvolta pesantemente) il gameplay; salta subito all’occhio, infatti, che non potremo più utilizzare il dpad per cambiare arma ma utilizzeremo al suo posto il tasto “Y” sul gamepad e che potremo portare con noi solamente due armi, qualsiasi tipologia esse siano. Sembra subito chiara la volontà di dare una maggiore immediatezza nel gameplay rendendo il sistema di controllo molto simile agli Fps odierni e, la possibilità di lanciare le granate direttamente premendo il tasto “LB” senza doverle prima equipaggiare come nei tre precedenti capitoli, non fa che confermare questa sensazione e rendere l’azione di Judgment molto più frenetica.

A ulteriore conferma di ciò le battaglie sono senza dubbio più furiose, il numero di nemici è molto più alto, le ondate che affronteremo saranno molto più prorompenti e sicuramente il livello di difficoltà è aumentato, rendendo molto impegnativo sopravvivere specie ai livelli di difficoltà più alti.
Vi sono inoltre delle “Missioni Declassificate” che potremo scegliere di attivare prima di ogni scontro interagendo con un grosso logo di Gears, presente di solito immediatamente prima di una battaglia, che ci permetterà di accumulare più facilmente “stelle” (altra novità presente in Judgment, una sorta di punteggio guadagnato in base alle onorificenze e medaglie che otterremo) ma che renderanno molto più impegnativi gli scontri aggiungendo particolari condizioni come ad esempio la possibilità di usare solo certe armi, una visibilità ridotta al minimo o la presenza di nemici molto più potenti del normale.

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Agendo sui “Crimson Omen” nelle mappe si attivano delle testimonianze declassificate che modificheranno la difficoltà degli scontri successivi

Nonostante diversi lati positivi la campagna non è molto lunga e di certo non è il massimo narrativamente parlando (d’altronde la serie non ha mai brillato sotto questo punto di vista) ma mantiene comunque un suo fascino particolare che ci porterà alla fine dell’avventura con piacere; chiaramente sono presenti tutte una serie di modalità “Versus”, da sempre fiore all’occhiello di Gears of War che però, a causa delle modifiche adottate, risultano visibilmente sottotono rispetto alla rileccatissima meccanica dei capitoli precedenti.

Epic e PCF hanno pensato di accontentare una particolare cerchia di fans che chiedeva a gran voce la presenza di una modalità “Free For All” (il classico tutti contro tutti) inserendola qui in Judgment ma, nonostante una gradevole frenesia, snatura troppo lo spirito del gioco che ha da sempre proposto modalità di squadra. E’ comunque presente il Team Deathmatch, molto simile a quello di Gears of War 3, ma con le (sostanziali) differenze che il respawn dopo essere morti è libero e non dà nessuna penalità alla squadra (essendo anche immediato) e l’abbandono della meccanica del DBND, cioè la possibilità di essere “abbattuti” e la necessità di essere rianimati da un compagno, rendono questa modalità abbastanza scadente, modalità che comunque non era una cima neppure in Gears of War 3 dove però era sicuramente meglio studiata; oltre a queste modifiche, la volontà di rendere il gameplay molto più immediato e arcade  è dimostrata anche dalla possibilità di lasciarsi cadere dalle altezze.

La modalità senza dubbio più interessante tra quelle presenti in GOW Judgment è Overrun: sostanzialmente una fusione tra la classica modalità “Orda” introdotta da Gears of War 2 (e qui assente nella sua forma classica ma comunque presente in brevissime parti nella campagna principale o in una sua piccola variante che prende il nome di “Sopravvivenza”) e la modalità Bestia introdotta da Gears of War 3: le squadre dei COG e delle Locuste sono entrambe impersonate da giocatori umani (laddove precedentemente solo una delle due squadra era composta da umani)e dovranno difendere o attaccare, a seconda della squadra, dei punti presenti sulla mappa (create ad hoc) e in cui ogni personaggio, sia locuste sia COG, avranno differenti abilità: i quattro personaggi della campagna principale sono suddivisi in Ingegnere (Baird) che avrà la possibilità di riparare le fortificazioni danneggiate e posizionare torrette automatiche, il Soldato (Cole) che sarà equipaggiato con armi di grossa taglia e potrà lanciare dei rifornimenti di munizioni, il Medico (Sofia) che potrà lanciare granate il cui fumo cura i compagni e infine lo Scout (Paduk) che potrà arrivare in luoghi della mappa inaccessibili per gli altri e lanciare granate tattiche che permettono di vedere i nemici dietro ai muri.

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Locuste che travolgono le difese dei COG in modalità Overrun

Anche se le idee alla base di Overrun lascino pensare a meccaniche interessanti, la sua realizzazione mi ha lasciato molto perplesso: purtroppo la differenziazione delle classi non è molto bilanciata, rendendone alcune poco interessanti e ho riscontrato un cattivo bilanciamento tra le squadre poiché delle locuste ben organizzate hanno molte più possibilità di vincere rispetto ai semplici COG: accumulando punti man mano che la partita va avanti potremo scegliere Locuste via via sempre più potenti, col risultato che sarà poi veramente dura per il COG difendere le zone interessate, anche perché basta sparare da lontano all’obiettivo per danneggiarlo senza la possibilità di essere poi riparato dall’ingegnere.

Pur avendo diversi problemi, Gears of War: Judgment non è assolutamente da buttare: graficamente la resa a schermo è davvero molto molto bella, il motore di Gears of War 3 fa ancora la sua bella figura nonostante la linearità e la scarsa interazione e a parte qualche difetto minore il risultato è ottimo e senza incertezze mantenendo il framerate costante in tutte le situazioni, anche in caso di molti nemici a schermo, situazioni queste che affronteremo spesso visto il piccolo cambio di filosofia di Judgment che mette al primo posto immediatezza e frenesia.

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Il Rager, un nuovo nemico inserito in Judgment

A conti fatti la modalità multiplayer questa volta non riesce a portare all’eccellenza il titolo, complici le modifiche che fanno storcere il naso (da segnalare anche la rimozione della ricarica attiva nelle modalità multiplayer che servirà solo per non fare inceppare l’arma ma non darà più il danno aggiuntivo alla ricarica in corso e la presenza sempre fissa di un mirino a schermo anche senza utilizzare la mira classica, sempre nella sola modalità Versus) e una strana e incomprensibile scarsità di mappe.  Judgment non è un titolo da avere a tutti i costi ma che comunque può regalare ore di sano divertimento grazie ad una svolta che, nonostante possa sembrare sbagliata, in realtà propone un’interessante variazione sul tema rispetto alla formula classica. Judgment è stato bistrattato molto più di quel che meritava a causa del suo comparto multiplayer troppo diverso da quella che è l’essenza di Gears of War e che ha reso un’ingiusta pubblicità ai bravissimi ragazzi di People Can Fly; non voleva essere il successore di Gears of War 3 ma doveva solo esser preso per quel che è: un esperimento, una variazione sul tema senza pretese nella parte multiplayer e una modalità campagna più che buona, aspetto questo che non è stato e probabilmente non sarà mai, riconosciuto da alcuno.

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