Cosa ti aspetti da The Last of Us Parte II?

Prima di parlare di ciò che mi aspetto da The Last of Us Parte II, credo sia necessario tracciare il percorso che ci ha portati fin qui e cercare di delineare il contesto in cui si colloca il nuovo lavoro in esclusiva Sony targato Naughty Dog.
Ritengo che si possa dire senza timor di smentita che se The Last of Us esiste è grazie ad una serie precedente di Naughty Dog, che vide luce su Playstation 3 nel 2007 con la pubblicazione del primo capitolo: Uncharted: Drake’s Fortune, titolo che riprende contesto ed atmosfera da una delle serie videoludiche più famose e longeve di sempre, ovvero Tomb Raider, che a sua volta subisce l’influenza di Uncharted nel reboot uscito nel 2013.
Uncharted si propone come un Action Adventure in terza persona con fasi shooting e platform inframezzati da sequenze narrative dall’impatto fortemente cinematografico, anche le fasi di gameplay vero e proprio risultano sacrificati ad una maggiore spettacolarità attraverso l’inserimento di certi automatismi nei movimenti di Nathan, che donano al gioco un’incredibile fluidità nelle animazioni e fanno sì che risulti davvero difficile che il ritmo di gioco si spezzi, magari a causa di una caduta dovuta ad un errore di calcolo durante un salto. Il distacco tra sequenze di gameplay e sequenze narrative viene totalmente annullato, lo stesso gameplay diventa a sua volta narrazione e Nathan non smette di essere Nathan anche quando siamo noi ad averne il controllo, la sua personalità continua a farsi sentire con frasi tra sé e sé, commenti sulla situazione che stiamo affrontando e una forte interazione con il compagno nel caso ce ne sia qualcuno, insomma, i “Pupazzi” di Kazama84 si evolvono in personaggi.

 
Il titolo fu subito acclamato da pubblico e critica e insieme al successo però non tardarono ad arrivare le critiche, rivolte soprattutto al rapporto tra gameplay e narrazione che il titolo offriva, tratto ormai distintivo della serie e del team di sviluppo. Per molti appassionati gli ultimi lavori dei Naughty Dog sono prodotti che si allontanano totalmente da ciò che dovrebbe essere un videogioco, limitando una delle componenti più importanti e  potenti del Medium Videoludico: L’interazione.

Se tutto ciò che volete fare è mostrare quanto siete brillanti, fuori dal mio medium! Andate a girare un film o roba simile, perché è questo ciò che volete fare..Non è che siano brutti, ma limitano le possibilità di interazione con il mondo di gioco, perché la storia  deve svilupparsi nel modo che vuole il narratore. Non puoi esprimerti; è solo come riesci a seguire un percorso predeterminato per arrivare al punto successivo. E’ una grande storia, molto migliore di qualsiasi altra io abbia mai raccontato in un videogioco, ma non è la storia del giocatore; non è la tua storia.

(Warren Spector su Uncharted; 2015)

 

 

Non so dire chi abbia ragione in questa diatriba e non sono interessato a prendere una posizione, sta di fatto che dopo il primo e riuscitissimo capitolo,  nel 2009 e nel 2011 vengono pubblicati rispettivamente Uncharted 2: Il covo dei ladri e Uncharted 3 L’inganno di Drake.
Anche questi due titoli hanno riscosso un ottimo risultato, soprattutto il secondo con circa 5 milioni di copie vendute, ma, oltre alle migliorie tecniche, che senza dubbio giovarono allo spettacolo scenico offerto dal gioco, non innovarono quasi per niente la formula del primo, risultando di fatto dei “More of the Same”, forse per la paura di rischiare, proponendo al pubblico qualcosa di troppo diverso rispetto a quanto era stato apprezzato al debutto della saga, costruendosi inevitabilmente una prigione stilistica a cui la massa acquirente avrebbe fatto da secondino fino al  2013, anno in cui viene pubblicato The Last of Us.

The Last of Us è stato presentato per la prima volta durante gli Spike Video Game Awards nel 2011 e ha iniziato a vincere premi, ancor prima di essere rilasciato sul mercato, con la presentazione avvenuta all’E3 del 2012. Il 14 giugno 2013 finalmente esce l’annunciato capolavoro, raccogliendo numerosi encomi da pubblico e critica e, senza se e senza ma, destinando a culto una volta per tutte il team di sviluppo.
Il nuovo gioco dei Naughty Dog però non getta alle ortiche quanto fatto finora con la serie di punta e riprende in tutto e per tutto il paradigma Gameplay/Narrazione che l’ha caratterizzata pur allontanandosene sensibilmente: In The Last of Us non saremo un giovane scanzonato alla ricerca di tesori e i toni action vengono abbandonati a favore di una dimensione narrativa più intimista, focalizzata sul rapporto tra i due protagonisti: Joel ed Ellie.
Anche nelle fasi attive di gameplay il nuovo brand si distacca da quanto visto con Uncharted, infatti la componente survival, seppur minima rispetto ai giochi di genere, ci costringe ad una gestione delle munizioni e delle risorse, risorse che saranno utili per craftare armi e strumenti per curarci e che dovremo procurarci durante le poche fasi esplorative. Il lungo corridoio di Uncharted qui lascia spazio ad ambienti più ampi, macro aree da esplorare alla ricerca di oggetti e in cui nasconderci per cogliere di sorpresa i nemici. Insomma, nonostante il feeling sia molto simile, l’esperienza di gioco è completamente diversa e in questo cambio di rotta i Naughty Dog vengono ampiamente premiati. Il successo planetario di The Last Of Us lo porta inevitabilmente sulla nuova console Sony, rimasterizzato in full hd e con incluso il DLC “Left Behind” che approfondisce il rapporto tra Ellie e Riley e, due anni dopo l’uscita di The Last of Us Remastered, su Playstation 4 arriva anche un nuovo capitolo di Uncharted: Uncharted 4: La Fine di un Ladro.
Nathan Drake approda su Playstation 4 più in forma che mai e, andando forse un po’ controcorrente, ritengo che sia riuscito ad incrementare ulteriormente la curva qualitativa dei titoli Naughty Dog, il team di sviluppo fa tesoro dell’ultima esperienza e riesce ad implementare magistralmente in Uncharted 4 quanto fatto con The Last of Us riuscendo addirittura a superarlo.
La narrazione assume un tono più maturo rispetto ai tre capitoli precedenti raggiungendo un perfetto equilibrio tra lo sviluppo del rapporto tra i vari protagonisti e le sequenze puramente action, connotando la trama di un intreccio narrativo che i precedenti lavori, compreso The Last of Us, non avevano. Le aree esplorabili viste in The last of Us vengono ampliate ulteriormente e adesso sono percorribili in alcune fasi a bordo di un veicolo, inoltre si aggiunge lo stealth, seppur in maniera molto semplicistica, alle possibilità di approccio di fronte ad un gruppo di nemici.

Alla luce di quanto detto finora, cosa ci si può aspettare dal di The Last of Us Parte II?

 

personalmente non mi aspetto grosse sorprese da questo sequel, credo che non si allontanerà molto dal modello visto finora considerando che il team ha non ha mai apportato degli stravolgimenti radicali e i cambiamenti sono sempre stati pochi e graduali nei loro titoli. Spero inoltre che rispetto al primo capitolo venga migliorato l’intreccio narrativo, quasi inesistente e troppo lineare nelle situazioni che si trovano ad affrontare Joel ed Ellie, cosa non impossibile vista l’esperienza avuta con Uncharted 4.
In definitiva posso dire di essere abbastanza fiducioso nei confronti del nuovo capitolo di The Last of Us, conscio del fatto che sarà quasi impossibile replicare l’impatto che ha avuto il primo capitolo e che l’effetto novità sarà per forza di cose limitato dal fatto che gli eventi si svolgeranno in un universo narrativo che già conosciamo.

E tu cosa ti aspetti da The Last of Us Parte II?

 

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